Gen20
Relazioni
E’ arrivata abbondante la neve e sono arrivati anche da noi gli sciatori, quelli che amano lo sci fuori pista, sci d’alpinismo. Informati da chi? - Erano in tanti. Un pullman e molte macchine, che, non trovando altro posto, si posizionarono, per un lungo tratto, ai bordi della strada.
Da noi non si aspettano niente. L’ambiente qui – senza impianti di sorta – totalmente allo stato naturale, si presta al loro bisogno di relax. Sanno che qui possono andare e venire indisturbati: è quello che loro desiderano. Per godersi una bella giornata sulla neve, ripeto, non hanno bisogno di noi, hanno solo bisogno del “nostro” habitat, che non manca d’incanto.
- Meno male! Si potrebbe pensare, perché – come ho ricordato - non c’era un piazzale pulito per le macchine, e noi - “istituzionalmente” abbandonati- impreparati a riceverli.
Senza voler pensare che altrove – qui vicino - il turismo è denaro, noi perdiamo anche l’occasione di essere accoglienti - l’accoglienza è una espressione umana, figlia della gentilezza o se volete – in senso laico – della “fraternité” - che in un paese come il nostro, in questa epoca disabitato, non danneggerebbe a nessuno e la Parrocchia - presente - si sente messa in discussione.
Perdiamo l’opportunità di condividere e di conoscerci, – loro e noi – persone che hanno in comune certamente l’apprezzamento per questo ambiente, ma forse anche la Fede, che all’incontro potrebbe uscirne rafforzata. Finalmente, tornando nella laicità, trovandoci, si potrebbe raggiungere la finalità più nobile del turismo, che è appunto conoscere l’habitat e gli abitanti.
Si può seguire così? Diversamente, a chi tocca “dare la nota”?
In cerca di lumi, lascio la mia domanda qui, con la speranza di provocare qualcuno a scrivere la sua risposta.
Da noi non si aspettano niente. L’ambiente qui – senza impianti di sorta – totalmente allo stato naturale, si presta al loro bisogno di relax. Sanno che qui possono andare e venire indisturbati: è quello che loro desiderano. Per godersi una bella giornata sulla neve, ripeto, non hanno bisogno di noi, hanno solo bisogno del “nostro” habitat, che non manca d’incanto.
- Meno male! Si potrebbe pensare, perché – come ho ricordato - non c’era un piazzale pulito per le macchine, e noi - “istituzionalmente” abbandonati- impreparati a riceverli.
Senza voler pensare che altrove – qui vicino - il turismo è denaro, noi perdiamo anche l’occasione di essere accoglienti - l’accoglienza è una espressione umana, figlia della gentilezza o se volete – in senso laico – della “fraternité” - che in un paese come il nostro, in questa epoca disabitato, non danneggerebbe a nessuno e la Parrocchia - presente - si sente messa in discussione.
Perdiamo l’opportunità di condividere e di conoscerci, – loro e noi – persone che hanno in comune certamente l’apprezzamento per questo ambiente, ma forse anche la Fede, che all’incontro potrebbe uscirne rafforzata. Finalmente, tornando nella laicità, trovandoci, si potrebbe raggiungere la finalità più nobile del turismo, che è appunto conoscere l’habitat e gli abitanti.
Si può seguire così? Diversamente, a chi tocca “dare la nota”?
In cerca di lumi, lascio la mia domanda qui, con la speranza di provocare qualcuno a scrivere la sua risposta.


