Mar10
Ietro
il suocero, pastore e sacerdote.
Le letture bibliche in questo tempo di quaresima sono per lo più tratte dal libro dell’Esodo; in evidenza persone e avvenimenti che riguardano la vita del popolo di Israele nel deserto, (appena) liberato dal potere degli Egiziani. Tra tanto leggere… ritengo importante evidenziare una persona che mi ha emozionato -ripeto - emozionato, Ietro, suocero di Mosè.
Mosè, investito della missione di liberatore, forse per risparmiar loro le fatiche del cammino e le difficoltà della nuova vita, forse per avere più libertà nel suo agire, aveva rimandato a casa del suocero la moglie e i figli.
Passato del tempo, Ietro, avute notizie degli avvenimenti e saputo dove si trovava Mosé con la sua gente, si mette in cammino e va con la figlia Zippora e i nipoti a incontrarlo al Monte Oreb e lì la famiglia si ricompone.
Il racconto biblico va ai particolari di quel ritrovarsi, dopo la “guerra” e non si può non commuoversi.
Ietro si trattiene del tempo e lui, che è Sacerdote (di Madian, stirpe e città dal nome del figlio di Abramo e della sua seconda moglie) approfitta per organizzare e offrire insieme a Mosé, Aronne e tutto il popolo, sacrifici a Dio (di Abramo) in ringraziamento per la liberazione raggiunta.
Al tempo, con la esperienza e la sensibilità che gli vengono dall’anzianità e dalla professione sacerdotale, ma anche dalla sua “professione economica” di pastore, osserva Mosè, il suo “gran darsi da fare” per governare e rispondere tutte le esigenze della sua gente: troppo lavoro per una persona sola e - preoccupato - lo chiama e lo consiglia; gli insegna come organizzarsi, decentrando, dando fiducia, affidando a persone e gruppi di persone lavori specifici e che a sé riservi solo le cose più importanti. Mosè ascolta e si organizza come gli ha consigliato il suocero.
“Poi…- i puntini sono miei - Mosè congedò il suocero, che tornò al suo paese”. Così in Es.18,27.
Una nota, molto opportuna, manda a Num.10,30: dove viene riportato il dialogo di congedo, tra Mosè e Ietro. Prezioso!
Ho trovato in queste righe tanto da riflettere:
Mosè, investito della missione di liberatore, forse per risparmiar loro le fatiche del cammino e le difficoltà della nuova vita, forse per avere più libertà nel suo agire, aveva rimandato a casa del suocero la moglie e i figli.
Passato del tempo, Ietro, avute notizie degli avvenimenti e saputo dove si trovava Mosé con la sua gente, si mette in cammino e va con la figlia Zippora e i nipoti a incontrarlo al Monte Oreb e lì la famiglia si ricompone.
Il racconto biblico va ai particolari di quel ritrovarsi, dopo la “guerra” e non si può non commuoversi.
Ietro si trattiene del tempo e lui, che è Sacerdote (di Madian, stirpe e città dal nome del figlio di Abramo e della sua seconda moglie) approfitta per organizzare e offrire insieme a Mosé, Aronne e tutto il popolo, sacrifici a Dio (di Abramo) in ringraziamento per la liberazione raggiunta.
Al tempo, con la esperienza e la sensibilità che gli vengono dall’anzianità e dalla professione sacerdotale, ma anche dalla sua “professione economica” di pastore, osserva Mosè, il suo “gran darsi da fare” per governare e rispondere tutte le esigenze della sua gente: troppo lavoro per una persona sola e - preoccupato - lo chiama e lo consiglia; gli insegna come organizzarsi, decentrando, dando fiducia, affidando a persone e gruppi di persone lavori specifici e che a sé riservi solo le cose più importanti. Mosè ascolta e si organizza come gli ha consigliato il suocero.
“Poi…- i puntini sono miei - Mosè congedò il suocero, che tornò al suo paese”. Così in Es.18,27.
Una nota, molto opportuna, manda a Num.10,30: dove viene riportato il dialogo di congedo, tra Mosè e Ietro. Prezioso!
Ho trovato in queste righe tanto da riflettere:
- la famiglia, quella ristretta e quella allargata;
- il suo valore anche per chi vive nelle grandi imprese;
- come accettare e viverne le emergenze;
- e come aiutare a superarle;
- con una presenza opportuna, non invasiva;
- la Fede in Dio, che si vive e si esprime con gesti religiosi, secondo la propria cultura;
- la bellezza delle emozioni, presenti in tutti, anche nelle persone più occupate, con grandi responsabilità;
- la necessità dell’ascoltare, imparare, a qualsiasi età;
- quanto è saggio il cercare come condividere responsabilità, gioie e fatiche;
- a missione compiuta, “saper tornare tra la propria gente”.


